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Liguri
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I mwdaLiguri (in mwdqlatino mwdgLigures) furono un'antica popolazione che ha dato il suo nome all'odierna regione della mwdwLiguria e al mweaMar Ligure che la bagna.

In epoca preromana i Liguri occupavano l'attuale Liguria, il mwegPiemonte a sud del Po, le mwewAlpi Marittime che si trovano anche nell'mwfaarea geografica italiana e parte della costa nord-occidentale della mwfqToscana.

È però opinione comune che, intorno al mwfw2000 a.C., i Liguri occupassero un'area molto più vasta, comprendente grande parte del mwgaNord Italia occidentale fino a tutta la Toscana settentrionale a nord dell'mwgqArno, la mwggregione mwgwfrancese della mwhaProvenza-Alpi-Costa Azzurracite-ref-1[1]cite-ref-2[2]cite-ref-3[3] e presumibilmente parte della mwkqpenisola ibericacite-ref-4[4]cite-ref-5[5]; la presenza di popolazioni liguri è attestata anche nelle coste tirreniche dell'mwmgItalia centrale (mwmwVirgilio; mwnaSesto Pomponio Festo) e nelle isole di mwnqCorsica, mwngSardegna, mwnwSicilia ed mwoaElba (mwoqIlvates). Secondo taluni studiosi anche i rilievi del mwogMugello e del mwowCasentino, in epoca antica, erano abitati da tribù di pastori liguri (Maugelli e Casuentini).

Successivamente, al sopraggiungere di nuove ondate migratorie (mwpqItalici, mwpgVenetici e mwpwGalli) si ritirarono fino a essere ristretti nei loro confini storici. Come si sia in pratica arrivati a questo "ritiro" è ancora oggetto di dibattito; le ipotesi variano dalla pacifica fusione dei popoli, a un ritiro volontario o alla guerra con successiva pulizia etnica.

Secondo una visione invasionista tradizionale, i Liguri sarebbero stati in origine un antichissimo mwqqpopolo pre-indoeuropeo. Secondo una visione più continuista, rappresenterebbero un antico strato mwqgindoeuropeo diffuso nel mwqwII millennio a.C. in tutta l'area tirrenica e appartenenti alla grande famiglia dei mwraCelti.cite-ref-6[6]

Contents

Storia
Lingua
Note

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Etnonimo

Il termine mwtaLigures e mwtqLiguria deriva dal mwtglatino ed è di origine oscura, tuttavia gli mwtwaggettivi latini mwuaLigusticum (come il mwuqMare Ligusticum) e mwugLiguscuscite-ref-7[7] rivelano l'originale -sc- nella radice ligusc-, che si semplificò in -s- e si trasformò poi in -r- nel nome latino mwvwLiguries secondo il mwwarotacismo. Il mwwqformante -sc- (-sk-) è presente nei nomi mwwgetrusco, mwwwbasco, mwxaguascone ed è ritenuto da alcuni ricercatori correlato ai popoli marittimi o marinai.cite-ref-8[8]cite-ref-9[9]

Non sappiamo come i Liguri si chiamassero nella loro lingua e se avessero un termine per definirsi. "Liguri" è un termine che deriva dal nome con cui i Greci chiamarono questa etnia (mwzgLigyes) quando cominciarono l'esplorazione del Mediterraneo occidentale. Successivamente, in epoca tarda, cominciarono anche loro a usare questo termine per differenziarsi dalle altre etnie. Il termine "ligure" sembra essere correlato a Loira. Il nome del fiume francese infatti deriva dal latino "Liger", quest'ultimo a sua volta probabilmente dal gallico *liga", che significa fango o limo.cite-ref-10[10] Liga deriva dalla radice proto-indoeuropea *legʰ-, che significa "giacere", come nella parola gallese Lleyg.cite-ref-11[11]

Alcuni studiosi, citando Plutarco, riferiscono di un singolo episodio (la mwdgbattaglia di Aquae Sextiae del 102 a.C.), quando i Liguri alleati dei Romani contro i Cimbri e i Teutoni urlarono "Ambrones!" come grido di battaglia, ottenendo in risposta lo stesso grido di battaglia dal fronte avverso; ma sull'episodio ci sono interpretazioni opposte.

Un'opinione, condivisa dai più, è che in origine i Liguri non avessero un termine per definire tutta la propria etnia, ma avessero soltanto nomi con cui si definivano come membri di una particolare tribù. Solo quando dovettero confrontarsi con popoli uniti e organizzati (Greci, Etruschi, Romani) e dovettero federarsi per difendersi avrebbero sentito la necessità di riconoscersi etnicamente tramite un unico termine.

Altri studiosi accennano all'eroe mweqLúg della tradizione celta nel cui nome è contenuta la radice della parola "ligure".cite-ref-12[12]

Le fonti antiche

La fonte più antica che cita i Liguri è rappresentata da una discussa versione di un frammento di mwgaEsiodo (fine mwgqVIII-inizi mwggVII secolo a.C.), riportato da mwgwStrabonecite-ref-13[13] che cita i Liguri (Libuas o i Libi?)cite-ref-14[14] insieme agli mwjaEtiopi e agli mwjqSciti come i più antichi abitanti del mwjgmondo: “mwjwEtiopi, Liguri e Sciti allevatori di mwkacavalli”, Esiodo considera i Liguri la principale Nazione dell'Occidente, descrive i tre grandi popoli che definisce barbari, che controllavano il mondo allora conosciuto, gli Sciti a Oriente, gli Aetiopi nell'Africa, i Liguri a Occidente. Sempre Esiodo redige il racconto mitico della caduta di mwkqFetonte, presso l'Eridano (spesso individuato nel Po), dove venne pianto dal Re dei Liguri mwkgCicno. mwkwCupavone, figlio e successore di Cicno, e mwlaCunaro, suo collega di regno, sono citati da mwlqVirgilio quali alleati di mwlgEnea nella guerra contro Turno; altre fonti riconducono la fondazione di Janua (mwlwGenova) a un diverso gruppo di esuli troiani.cite-ref-15[15]

Ecateo di Mileto conferma la presenza dei Liguri dal sud della Spagna sino alla Toscana nel mwnqVI sec. a.C.

mwnwEschilo, nel mwoaV sec. a.C., conferma la presenza dei Liguri in Francia in epoca antecedente la fondazione di Marsiglia nel VI secolo a.C. Eschilo inoltre, a rimarcare la fama dei Liguri in terra ateniese, mette in bocca a Prometeo il seguente avvertimento per Ercole: «… Tu incontrerai l’intrepida oste dei Liguri, e tu valoroso vedrai quanto sieno abili nel combattere…».

mwpaTucididecite-ref-16[16] (V secolo a.C.) riferisce come i mwqqSicani si sarebbero stabiliti in mwqgSicilia, scacciati dai Liguri dal loro territorio originario presso il fiume Sicano nella penisola iberica, prima della mwqwguerra di Troia. Mentre, secondo mwraFilisto da Siracusa (V-mwrqIV secolo a.C.), i mwrgSiculi, popolo giunto in Trinacria dopo i Sicani, sarebbero stati Liguri, cacciati dalla loro terra dagli Umbri e dai mwrwPelasgi e passati in Sicilia sotto la guida di mwsaSiculo (mitologico re), diciotto anni prima della mwsqguerra di Troia.cite-ref-17[17]

mwtwErodotocite-ref-18[18] (V secolo a.C.), elencando i popoli che presero parte alla spedizione di mwvaSerse contro i Greci, enumera i Liguri insieme ai mwvqPaflagoni e ai mwvgSiri. Di nuovo li cita tra i componenti dell'esercito radunato dal tiranno mwvwTerillo di Imera e comandato dal mwwacartaginese mwwqAmilcare, figlio di mwwgAnnone, che fu sconfitto da mwwwGelone di Siracusa e mwxaTerone di Agrigento. Sempre Erodoto nella metà del V secolo a.C. colloca i Liguri lungo la costa orientale dell'Iberia, definendoli "Ligues".

Il mwxgmwxwPeriplo di Scilace, una descrizione delle coste del Mediterraneo e del Mar Nero datata tra il mwyaIV e il mwyqIII secolo a.C., riporta la presenza dei Liguri mescolati agli mwygIberi tra i mwywPirenei e il mwzafiume Rodano e dei "Liguri veri e propri" sulle coste tra il Rodano e il fiume mwzqArno.cite-ref-19[19]

Diodoro nel IV sec. a.C., descrive il territorio della Liguria e dei suoi abitanti riferendosi in modo particolare a quella regione posta al centro dei territori abitati da popolazioni appartenenti a una stessa etnia, cioè i Liguri.

mw1aApollonio Rodio (III secolo a.C.), nelle sue mw1qmw1gArgonautiche, racconta che il ritorno di mw1wGiasone fu un lungo peregrinare attraverso le vie fluviali dell'Europa (Danubio, mw2aEridano). In questa occasione ebbe ad attraversare i territori dei Liguri, dai quali si nascose grazie a un intervento divino che mandò la nebbia.

mw2gDionigi di Alicarnasso (mw2wI secolo a.C.) nelle mw3amw3qAntichità romane, parlando degli mw3gAborigeni, riporta l'opinione di alcuni secondo i quali essi sarebbero stati coloni dei Liguri e definisce questi ultimi "vicini degli mw3wUmbri", riportando che abiterebbero "molte parti dell'Italia e alcune parti della Gallia" ma che non si conosce il loro luogo di origine.cite-ref-20[20] Riferisce inoltrecite-ref-21[21] dei versi del mw6aTrittolemo di mw6qSofocle (V secolo a.C.), che enumera i Liguri lungo la costa tirrenica a nord dei Tirreni e ancoracite-ref-22[22] riprende la notizia di Tucidide, relativa ai mw7gSicani. Infine riferisce che i Liguri occupavano i passi delle mw7wAlpi e avrebbero lottato contro mw8aErcole (citando il mw8qmw8gPrometeo liberato di mw8wEschilo).cite-ref-23[23]

Nell'mw-qEneide, mw-gVirgilio (I secolo a.C.), racconta che i Liguri furono una delle pochissime popolazioni che combatterono al fianco di mw-wEnea nella guerra contro i mw-aRutuli. Virgilio nomina anche i loro condottieri, mw-qCunaro e il giovane mw-gCupavone: quest'ultimo era figlio e successore di mw-wCicno.cite-ref-24[24]

Tacito riporta nel "mwaquGermania" che vi abitavano parecchie genti "Lygiorum nomen", in altre parole Liguri; non li riteneva dell'Italia, cosa che conferma la presenza di popolazioni di etnia ligure in quei territori, questa affermazione è molto importante ai fini della definizione dell'espansione territoriale dei Liguri all'interno dell'Europa.

Lo storico greco del mwaqcI secolo d.C. mwaqgPlutarcocite-ref-25[25] riferisce che, nella battaglia di Mario ad mwaq0Aquae Sextiae (mwaq4102 a.C.), i Liguri chiamavano sé stessi mwaq8Ambrones, lo stesso nome dei Germani nemici (mwaraAmbroni). Questo ha fatto nascere l'ipotesi (in epoca moderna) che i Liguri vedessero nei Germani delle antiche parentele d'origine; in realtà è opinione comune che il termine fosse usato come loro grido di battaglia, per distinguersi da quello dalle milizie italiche-romane alleate.

Diversi autori (mwariDiodoro Siculo, mwarmVirgilio, mwarqLivio, mwaruCicerone) riportano come i Liguri ancora nel mwaryII secolo a.C. vivessero in condizioni primitive e ci consegnano l'immagine di un popolo semiselvaggio, ferino, i cui guerrieri incutono timore solo con il loro aspetto. Nel contempo vengono però sottolineate le qualità di solidarietà e onestà di una popolazione agricola e pastorale non ancora divisa in classi e in cui le donne affrontano le stesse fatiche degli uomini in una terra definita sassosa, sterile, aspra o coperta di alberi da abbattere. Non tutti gli autori antichi esprimono giudizi positivi, ad esempio mwarcMarco Porcio Catone definisce i Liguri ignoranti e bugiardi, un popolo che ha perso memoria delle proprie origini. Tutti questi elementi ci fanno capire come i Liguri, popolo antichissimo la cui diffusione in tempi remoti interessò gran parte del mwargMediterraneo occidentale, furono assoggettati con difficoltà dai mwarkRomani, nei confronti dei quali la mancanza di una cultura, di tradizioni radicate, di una identità, di un'unità politica e di una classe nobiliare con potere decisionale, furono motivo di debolezza non sufficientemente bilanciata dal vigoroso temperamento che li caratterizzava.

Origine dei Liguri

Uno degli argomenti più dibattuti su questo popolo è legato alla loro origine.

Le fonti antiche romane e greche sono pochissime e non si sa quanto accurate. Come già accennato, nella fonte più antica (VIII secolo a.C.), Strabone citando Esiodo riferisce che i Liguri furono tra i più antichi abitanti dell'Occidente. Dionigi di Alicarnasso (I secolo a.C.) riferisce che non si conosce la loro origine.

Inoltre i Liguri, non conoscendo la mwar4scrittura, non hanno lasciato testimonianze dirette sui propri miti. Ciò ha lasciato ampio margine alla speculazione intellettuale, più o meno supportata da indizi indiretti di natura storica, archeologica, linguistica e recentemente genetica.

Teorie sulle origini

Nel mwaseXIX secolo alcuni storici iniziarono a occuparsi dei Liguri. Questo avvenne soprattutto sotto la spinta della ricerca storica e linguistica a dare un costrutto alla teoria dei mwasipopoli indoeuropei.

Emersero ben presto in sostanza due teorie (con molte varianti):

• la tesi pre-indoeuropea, in cui si sostiene che i Liguri fossero un popolo pre-indoeuropeo;
• la tesi indoeuropea, in cui si sostiene che i Liguri siano tra i più antichi mwascpopoli indoeuropei.

Fermo restando che ancora oggi le opinioni sono contrastanti, la tesi che nel tempo ha trovato maggiori adesioni è quella pre-indoeuropea.

Pertantocite-ref-26[26] gli antichi Liguri vengono ritenuti un gruppo di popoli inizialmente non indoeuropei (pre-indoeuropei), provenienti dalla mwas4penisola iberica e diffusosi in epoca preistorica in mwas8Linguadoca e nell'Italia nord-occidentale.

Successivamente, durante il mwateNeolitico, a seguito di ondate migratorie i Liguri vennero a contatto con altri popoli che si fusero con l'etnia ligure preesistente, o che almeno ebbero su di essa una profonda influenza culturale.

Alcuni linguisti hanno trovato traccia di tre impatti culturali in successione:

• un contatto con elementi mwatuindoeuropei (III millennio a.C.), parlanti una lingua ancora non specializzatasi nelle varie mwatylingue indoeuropee note, che portò i Liguri a essere essi stessi mwatcproto-indoeuropei, parlanti un miscuglio delle due lingue;

• un contatto con elementi proto-celtici (II millennio a.C.), parlanti una forma arcaica di lingua celtica, anche se i Liguri riuscirono a mantenere ancora parte della lingua antico-ligure;
• un contatto con elementi celticicite-ref-27[27] o celtizzati (dal 1000 a.C. in poicite-ref-28[28]).

Secondo il linguista Villar, in mwauiepoca romana, la mwaumLiguria presentava per lo meno cinque strati ben identificaticite-ref-29[29]: mwauglatino, mwaukgallico, mwauolepontico, mwausantico europeocite-ref-30[30] e pre-indoeuropeo.cite-ref-31[31]

L'etnia ligure rimase identificabile anche dopo la conquista romana: questi ultimi chiamavano ‘Liguri dai capelli lunghi’ (mwavuLigures comati) la popolazione stanziata nelle zone più montuose della Liguria e dell'mwavyAppennino tosco-emiliano. Nelle mwavcAlpi Marittime molte tribù si mantennero ancora a lungo ostili ai Romani, continuando ancora a chiamarsi mwavgLigures capillati al tempo di mwavkAugusto.

L'etnia ligure si dissolse nella "mwavscittadinanza romana", con il progredire della mwavwromanizzazione nei territori conquistati.

Tesi pre-indoeuropea

mwav8Karl Viktor Müllenhoff (1818-1884), professore di antichità germaniche alle mwawauniversità di Kiel e di mwaweBerlino, studiando le fonti dellmwawi'mwawmOra maritima di mwawqRufio Festo Avieno (poeta latino vissuto nel mwawuIV secolo, ma che avrebbe utilizzato per la sua opera un mwawyperiplo mwawcfenicio del mwawgVI secolo a.C.)cite-ref-32[32], ritenne che il nome dei Liguri fosse riferito genericamente a diverse popolazioni che vivevano nell'Europa occidentale, compresi i celti, ma ritenne i Liguri veri e propri come una popolazione pre-indoeuropea.cite-ref-33[33]

A favore di un'origine pre-indoeuropea, fu mwaxiHenri d'Arbois de Jubainville, storico francese ottocentesco, che sostenne che i Liguri, insieme agli mwaxmIberi, costituissero i resti della popolazione autoctona che si era diffusa nell'mwaxqEuropa occidentale con la mwaxucultura della ceramica cardiale.cite-ref-34[34] Anche mwaxoAmédée Thierry (1797-1873), storico francese, ritenne che i Liguri fossero da collegare agli mwaxsIbericite-ref-35[35], ma non si schierò in maniera decisa verso una delle tesi di base.

Sempre a favore di un'origine pre-indoeuropea, mwayeArturo Isselcite-ref-36[36], geologo e paleontologo genovese, che li considerò diretti discendenti dell'mwayyuomo di Cro-Magnon, e diffusosi a partire dal mwaycmesolitico in tutto l'Occidente europeo.cite-ref-37[37]

Recentemente, a parziale supporto della tesi pre-indoeuropea, ci sono le ricerche di genetica comparatacite-ref-38[38], che evidenziano una significativa diversità genetica nelle popolazioni originarie dell'area ligure, mwazelangarola e mwazimonferrina. Alcune delle caratteristiche evidenziate le avvicinano ad altre popolazioni (basche, gallesi, bretoni), tradizionalmente indicate come rimanenze delle antiche popolazioni pre-indoeuropee.

Tesi indoeuropea

Dominique François Louis Roget de Belloguetcite-ref-39[39] ne sostenne invece un'origine "mwazkgallica". Del resto anche l'origine dei popoli gallici è ancora oggetto di dibattito e non bisogna dimenticare che i popoli celtici vengono identificati esclusivamente per mezzo delle loro lingue e delle loro culture. Durante l'età del ferro la lingua parlata, le divinità principali e la fattura dei manufatti portati alla luce in area ligure (vedi i numerosi mwazotorques) erano di tipo celtico. Bisogna infatti considerare che molte volte le divisioni nette tra le culture di un'epoca e un'altra e tra territori limitrofi sono frutto di una necessità di collocazione storica. Come nel resto d'Europa è probabile che una componente etnica pre-indoeuropea, in questo caso ligure, sopravvisse in epoca celtica e le successioni non furono sempre traumatiche ma di sovrapposizioni osmotiche.cite-ref-40[40]

Silcan sottolinea l'incertezza dei contemporanei nel distinguere i Liguri dai Celti e che all'epoca di mwaaaStrabone si doveva ormai trattare di un unico popolo.cite-ref-41[41]

Secondo mwaayBernard Sergentcite-ref-42[42], l'origine della famiglia linguistica ligure - a suo parere imparentata alla lontana con quella celtica e quella italica - sarebbe da ricercare nella mwaascultura di Polada e in quella del Rodano (prima età del bronzo), emanazioni meridionali della mwaawcultura di Unetice.cite-ref-43[43]

Storia

Le più antiche tracce di sedentarizzazione rinvenute nella regione di Genova risalgono al mwab0Neolitico fino al mwab4V millennio a.C. Resti di abitazioni più recenti (un muro a seccocite-ref-44[44]) risalenti all'età del bronzo sono stati trovati anche alla foce del Bisagno.

Tra il mwacqX e il mwacuIV secolo a.C., i Liguri si trovano sopra Marsiglia. Secondo Strabone, i Liguri vivono in prossimità di numerose tribù celtiche, ma pur essendo "simili ai Celti nei loro modi di vita"cite-ref-45[45] sono un popolo diverso (ἑτεροεθνεῖς).

Tra il mwac0V e il mwac4IV secolo a.C. furono frequenti i contatti commerciali con mwac8Etruschi, mwadaCartaginesi, mwadeCampani e principalmente con i mwadiGreci mwadmAteniesi, ma nessuno di questi popoli riuscì a colonizzare i territori occupati allora dai Liguri.

Tra l'VIII e il V secolo a.C. anche tribù celtiche, probabilmente provenienti dall'Europa centrale, iniziarono a trasferirsi in zona. Avevano armi di ferro, che permisero loro di sconfiggere facilmente le tribù locali, ancora armate con armi di bronzo.

I Liguri e nuovi arrivati Celti si diffusero in tutta l'area, condividendo il territorio della regione tra i fiumi mwadoPo, mwadsVaro e mwadwMagra. Celti e Liguri in seguito iniziarono a mescolarsi tra loro e formare una cultura celto-ligure, con molte tribù. Ognuna con un insediamento in una valle o lungo un fiume, ognuna con il suo capo tribale. Di queste numerose tribù celto-liguri, i Salluvi s'insediarono a nord di Massalia, nella zona di Aix-en-Provence, mentre i Caturigi, Tricastini e Cavari si stabilirono a ovest del mwaeefiume Durance .cite-ref-46[46] Costruirono fortezze e insediamenti in cima alla collina: gli mwaeymwaecoppida. Oggi le tracce di 165 mwaegmwaekoppida si trovano nel mwaeoDipartimento del Varo e ben 285 nelle mwae0Alpi Marittime.cite-ref-47[47]

Tra Celti ed Etruschi

A partire dal mwafqXII secolo a.C., dall'unione delle precedenti culture di Polada e Canegrate, ovvero dall'unione di popolazioni liguri preesistenti con l'arrivo delle popolazioni celtiche, contemporaneamente alla nascita della cultura di Hallstatt in Europa centrale e la cultura di Villanova nell'Italia centrale, si sviluppò una nuova civiltà che gli archeologi chiamano Golasecca dal nome del luogo in cui furono fatte le prime scoperte.

I Golasecchiani abitavano un territorio di circa mwafy20000 km², dallo spartiacque alpino al Po, dalla Valsesia al Serio, gravitando attorno a tre centri principali: l'area di Sesto Calende, Bellinzona, ma soprattutto il centro protourbano di Como.

Con l'arrivo delle popolazioni galliche da oltre le Alpi, nel IV secolo a.C. questa civiltà celtico-ligure declina e termina.

Le culture di Canegrate e Golasecca

La mwaf4cultura di Canegrate (XIII secolo a.C.) potrebbe rappresentare la prima ondata migratoria di una popolazione nativacite-ref-48[48] dal settore nord-occidentale delle Alpi che, attraverso i passi alpini, penetrò e si stabilì nella mwagmPianura Padana occidentale tra il mwagqlago Maggiore e il mwagulago di Como (mwagycultura della Scamozzina). Portò una nuova pratica mwagcfuneraria, la mwaggcremazione, che soppiantò l'mwagkinumazione. È stato anche proposto che una più antica presenza proto-celtica possa essere fatta risalire all'inizio mwagodell'età del mwagsbronzo medio (XVI-XV secolo a.C.), quando l'Italia nord-occidentale appare strettamente legata alla produzione di manufatti in bronzo, tra cui ornamenti, ai gruppi occidentali della mwagwcultura dei tumuli (in mwag0Europa centrale, 1600 a.C. - 1200 a.C.).cite-ref-49[49] I portatori della cultura di Canegrate mantennero la loro omogeneità solo per un secolo, dopo di che si fusero con le popolazioni liguri e da questa unione diedero origine alla mwahicultura di Golaseccacite-ref-50[50]cite-ref-51[51], che oggi viene identificata con i mwahsLeponzicite-ref-52[52]cite-ref-53[53] e altre tribù celto-liguri.cite-ref-54[54]

All'interno del territorio culturale di Golasecca, che divenne successivamente parte della Gallia Cisalpina, ora incluso in aree appartenenti a due regioni italiane (Lombardia occidentale e Piemonte orientale) e Canton Ticino in Svizzera, è possibile osservare che alcune aree con maggiore concentrazione di reperti, corrispondono ampiamente alle diverse facies archeologiche attestate nella cultura di Golasecca. Esse coincidono, in modo significativo, con i territori occupati da quei gruppi tribali i cui nomi sono riportati da storici e geografi latini e greci:

• mwaismwaiwInsubri: nella zona a sud del lago Maggiore, a Varese e parte di Novara, Sesto Calende, Castelletto sopra Ticino; dal V secolo a.C. quest'area rimane improvvisamente spopolata, mentre sorge il primo insediamento di Mediolanum (Milano).
• mwai4mwai8Leponti: nel mwajaCanton Ticino, con Bellinzona e Sopraceneri; nell'Ossola.
• mwajimwajmOrobi: nella zona di Como e Bergamo.
• mwajumwajyLaevi e mwajcmwajgMarici: in Lomellina (Pavia / Ticinum).

I Celti non s'imposero sulle tribù esistenti, ma si mescolarono a esse. Quando arrivarono gli Etruschi e i Romani, l'Italia nord-occidentale era abitata da una complessa rete di popolazioni celto-liguri con alcune differenze geografiche: in generale, a nord del Po (chiamato mwakmGallia Transpadana in seguito dai Romani mwakq), la cultura celtica prevalse in modo decisivo, mentre a sud (in seguito mwakuGallia Cispadana mwaky) l'impronta ligure continuò a lasciare tracce importanti.

Osservando l'Italia nord-occidentale a nord del fiume Po, mentre nella moderna Lombardia e nel Piemonte orientale emerse la cultura di Golasecca, nella parte più occidentale ci sono due principali gruppi tribali:

• mwakoTaurini nell'area di Torino
• mwakwSalassi nella moderna mwak0Ivrea e in mwak4Val d'Aosta.

L'espansione etrusca e la fondazione di Genova

Nel VII secolo a.C., oltre ai greci, anche gli mwaleEtruschi cominciarono a spingersi nel Tirreno settentrionale, fino a quello che noi oggi chiamiamo Mar Ligure. Pur intrattenendo intensi scambi commerciali, di fatto erano concorrenti dei Greci, con cui spesso venivano a contrasto. Dopo la mwalibattaglia di Alalia (VI secolo a.C.), gli Etruschi sembrarono primeggiare nel Tirreno e nell'Italia centrale.

La loro politica espansionistica era però differente da quella dei Greci: la loro espansione avveniva prevalentemente per via di terra, cercando via via di occupare le aree a loro confinanti. Pur essendo dei buoni marinai non fondavano colonie lontane, ma al limite empori destinati a supportare il commercio con le popolazioni locali. Questo creò un'ambivalenza nei rapporti con i Liguri; da una parte risultavano ottimi partner commerciali per tutti gli empori costieri, dall'altra, la loro politica espansionistica li portò a premere sulle popolazioni liguri stanziate a nord dell'Arno, facendole arretrare fino a dentro le aree montane.

Anche in questo caso, la capacità di opposizione ligure impedì agli Etruschi di andare oltre; anzi, sebbene tradizionalmente il confine tra l'area ligure e quella etrusca sia considerato il mwaluMagra, è testimoniato che tutti gli insediamenti etruschi a nord dell'mwalyArno (es. mwalcPisa), venivano periodicamente assaliti e saccheggiati dalle tribù liguri delle montagne.

Come già accennato, l'ostilità ai confini non impediva un intenso rapporto commerciale, testimoniato dalla grossa quantità di ceramiche etrusche ritrovate nei siti liguri. Di questo periodo è la fondazione dell'oppida di mwalkGenua (mwaloGenova, 500 a.C. circa); il nucleo urbano del Castello (forse un antico castelliere ligure) iniziòcite-ref-milanese1987-55-0[55], per i fiorenti commerci, ad ampliarsi verso l'odierna Prè (la zona dei prati) e verso il mwal8Rivo Torbido. A tal proposito, alcuni studiosi ritengono che Genova fosse un emporio etrusco, e che, solo in un momento successivo, la tribù ligure locale ne prese il controllo (o si fuse con gli Etruschi).cite-ref-56[56]

A partire dall'inizio del V secolo a.C., la potenza etrusca cominciò a declinare: attaccati a nord dai mwamuGalli, a sud dai Greci e con le rivolte delle città controllate (es. mwamyRoma), la presenza etrusca tra i Liguri venne via via meno, rafforzandosi quella massaliota e gallica.

Da quel momento mwamgGenova, abitata dai mwamkmwamoLiguri Genuati, fu considerata dai Greci, dato il suo forte carattere commerciale, "l'emporio dei Liguri": legname per la costruzione navale, bestiame, pelli, miele, tessuti erano alcuni dei prodotti liguri di scambio commerciale.

Lo scontro con i Romani (III-II secolo a.C.)

Nel mwanyIII secolo a.C., i mwancRomani, avendo avuto ragione degli Etruschi e integrato i loro territori, si trovarono a diretto contatto con i Liguri. L'espansionismo romano puntava però verso i ricchi territori della mwangGallia e della penisola iberica (allora sotto il controllo mwankcartaginese), e il territorio dei Liguri era sulla strada (controllavano le coste liguri e le Alpi meridionali).

All'inizio i Romani ebbero un atteggiamento piuttosto accondiscendente: il territorio dei Liguri era considerato povero, mentre la fama dei suoi guerrieri era nota (li avevano già incontrati in qualità di mercenari), infine erano già impegnati nella mwansprima guerra punica e non erano intenzionati ad aprire nuovi fronti; pertanto cercarono innanzitutto di farseli alleati. Però, malgrado i loro sforzi, solo poche tribù liguri fecero con i Romani accordi di alleanza (famosa l'alleanza con i Genuati), le restanti si dimostrarono subito ostili.

Le ostilità furono aperte nel mwan0238 a.C. da una coalizione di Liguri e di mwan4Galli mwan8Boi, ma i due popoli si trovarono ben presto in disaccordo e la campagna militare si arrestò con lo sciogliersi dell'alleanza. Intanto una flotta romana comandata da mwaoaQuinto Fabio Massimo sbaragliò le navi liguri sulla costa (234-233 a.C.), permettendo ai Romani il controllo della rotta costiera da e per la Gallia.

Con lo scoppio della mwaoiseconda guerra punica (218 a.C.) le tribù liguri ebbero atteggiamenti differenti:

• una parte (le tribù del ponente, quelle apuane e appenniniche) si allearono con i Cartaginesi, fornendo soldati alle truppe di mwaouAnnibale quando giunse in Nord Italia (speravano che il generale cartaginese li liberasse dal vicino romano);
• un'altra parte (i mwaocGenuati, le tribù del levante e i mwaogTaurini) si schierarono in appoggio ai Romani.

I Liguri pro-Cartagine parteciparono alla mwaoobattaglia della Trebbia, in cui i Cartaginesi ottennero la vittoria. Altri Liguri si arruolarono nell'esercito di mwaosAsdrubale, quando questi calò in mwaowItalia (mwao0207 a.C.), nel tentativo di ricongiungersi con le truppe del fratello Annibale. Nel porto di mwao4Savo (l'attuale mwao8Savona), allora capitale dei Liguri Sabazi, trovarono riparo le navi mwapatriremi della flotta cartaginese del generale mwapeMagone Barca, fratello di mwapiAnnibale, destinate a tagliare le rotte commerciali romane nel mar Tirreno.

Ai Liguri pro-romani, all'inizio non andò altrettanto bene. Annibale, appena superate le Alpi, attaccò i mwapqTaurini (218 a.C.) e distrusse la loro capitale. Nel 205 a.C., Genua fu attaccata e rasa al suolo da Magone.

Con il rovesciamento delle sorti della seconda guerra punica, ritroviamo Magone (203 a.C.) tra gli mwapyIngauni, a tentare di bloccare l'avanzata romana: subì una grave sconfitta che gli costò anche la vita; nello stesso anno venne riedificata Genua. Truppe liguri sono ancora presenti, come truppa scelta di mwapcAnnibale, alla mwapgbattaglia di Zama nel mwapk202 a.C., che decretò la sconfitta di Cartagine.

I Romani, con l'appoggio dei federati liguri, presero il controllo del territorio, creando la mwapsmwapwIX Regio dell'mwap0Impero romano (chiamata mwap4Liguria), la quale si estendeva dalle mwap8Alpi Marittime e mwaqaCozie, al mwaqePo, al mwaqiTrebbia e al mwaqmMagra.cite-ref-57[57]

Con la fine della seconda guerra punica però non erano finite le ostilità. Delle tribù liguri, dei Galli e truppe cartaginesi sbandate, partendo dai territori montani, continuavano a lottare con tattiche di guerriglia. Così i Romani furono costretti a continue operazioni militari in Nord Italia.

Nel 201 a.C. gli Ingauni furono costretti alla resa. Nel 200 a.C., Liguri e Boi saccheggiarono e distrussero la colonia romana di Piacenza, controllando di fatto il guado più importante della Pianura Padana.

Solo nel 197 a.C. i Romani, sotto la guida di mwaqsMinucio Rufo, riuscirono a riprendere il controllo dell'area piacentina sottomettendo i mwaqwCelelati, i mwaq0Cerdiciati, gli mwaq4mwaq8Ilvati e i Galli mwaraBoi e occupando l'oppida di mwareCasteggio.

Seguì una seconda fase del conflitto (197-155 a.C.), caratterizzato dal fatto che i Liguri si trincerarono sull'mwarmAppennino, da dove periodicamente scendevano per saccheggiare i territori circostanti. I Romani, dal canto loro, organizzavano continue spedizioni sulle montagne, sperando di snidare, accerchiare e sconfiggere i Liguri (avendo cura di non essere distrutti con imboscate). Nel corso di tutta la guerra i Romani vantarono quindici trionfi e almeno una grave sconfitta.

Storicamente l'inizio della campagna viene datato al mwaru193 a.C. per iniziativa dei mwaryconciliabula (federazioni) dei Liguri, che organizzano una grande scorreria spingendosi fino alla riva destra del fiume mwarcArno. Seguirono delle campagne romane (191, 188 e 187 a.C.), vittoriose ma non risolutive.

Con la campagna del mwark186 a.C., i Romani vennero battuti dai Liguri Sengauni sul mwaromonte Caprione. Nella battaglia, che avvenne in un luogo stretto e dirupato, i Romani persero circa 4mwars 000 soldati, tre insegne d'aquila della seconda mwarwlegione e undici vessilli degli alleati mwar0latini. Inoltre, nello scontro rimase ucciso anche il mwar4console Quinto Marzio. Si pensa che il luogo della battaglia e della morte del console abbia dato origine al toponimo di Marciaso o a quello del canale del Marzo (Saltus Marcius) monte Caprione nel comune di Lerici e vicino ai ruderi della città di Luni, che sarà poi fondata dai Romani. Tale monte aveva un'importanza strategica perché da esso si controllava la valle del Magra e il mare.

Nel 185 a.C., si ribellarono anche gli Ingauni e gli Intimeli, che riuscirono a resistere alle legioni romane fino al 180 a.C. Gli Apuani, i Liguri alpini e quelli del lato "piemontese" resistettero ancora.

Volendo però "disporre" della Liguria per la loro prossima mwasqconquista della Gallia, i Romani approntarono una grande armata di quasi 36mwasu 000 soldati, agli ordini dei proconsoli mwasyPublio Cornelio Cetego e mwascMarco Bebio Tamfilo, con l'obbiettivo di porre fine all'indipendenza ligure.

Nel mwask180 a.C. i Romani inflissero una mwasogravissima sconfitta ai Liguri (soprattutto agli irriducibili Liguri Apuani), e ne deportarono ben 40mwass 000 nella regione del mwaswSannio (ove sorsero i due insediamenti dei mwas0Liguri Bebiani e Corneliani). A questa deportazione ne seguì un'altra di 7mwas8 000 Liguri nel corso dell'anno successivo. Questi sono stati uno dei pochi casi in cui i Romani hanno deportato popolazioni sconfitte in un numero così elevato. Nel 177 a.C. altri gruppi di Liguri Apuani si arresero alle forze romane, mentre la campagna militare continuava più a nord. Le tribù liguri superstiti, ormai isolate e in assoluta inferiorità, continuarono però a lottare.

In successione, Frinati (175 a.C.), Statielli (172 a.C.), i Liguri alpini (162 a.C.) e i Velleiati (158 a.C.), dovettero arrendersi. Le ultime resistenze liguri, i Sengauni, sul territorio del Monte Carpione furono vinte solo nel mwate155 a.C. dal console mwatiMarco Claudio Marcello (da lui il nome del Borgo di Montemarcello).

Le ultime tribù liguri (es. mwatqVocontii e mwatuSalluvicite-ref-plinionathistiii-47-58-0[58]) ancora autonome, che occupavano parte della mwatoProvenza, vennero sottomesse nel 124 a.C. Un discorso a parte merita il mwatsRegno dei Cozii che, grazie a un'oculata alleanza con i Romani, rimase formalmente indipendente fino alla metà del I secolo d.C., al tempo di mwatwNerone, quando ormai la popolazione era completamente romanizzata.

Nel corso della campagna i Romani fondarono, su agglomerati preesistenti, le colonie di mwat4Lucca (mwat8180 a.C.) e di mwauaLuni (mwaue177 a.C.), originariamente concepite come avamposti militari per il controllo del territorio e come basi di rifornimento per le legioni impegnate nella guerra.

Dopo la loro sconfitta definitiva, alcuni contingenti di Liguri operarono per qualche tempo come ausiliari negli eserciti romani, combattendo nella guerra contro mwaumGiugurta e nella campagna contro i mwauqCimbri e i mwauuTeutoni. Una legione di Liguri era stanziata a Olbia per opporsi alle incursioni dei Sardi dell'interno.

Nell'anno mwauk6 d.C. Genova divenne il centro della mwauoIX mwausregione dell'Italia augustea e le popolazioni liguri si avviarono verso la definitiva romanizzazione.

Società

I Liguri non formarono mai uno Stato centralizzato, erano infatti divisi in tribù indipendenti, a loro volta organizzate in piccoli villaggi o mwau8castellari. Rari gli mwavaoppida, a cui corrispondevano le capitali federali delle singole tribù o empori commerciali importanti.

Il comprensorio di una tribù era nella quasi totalità di proprietà pubblica, solo una piccola percentuale del terreno (il coltivato) era "privato", nel senso che, dietro il pagamento di una piccola tassa, era dato in concessione. Solo in età tarda, si sviluppa il concetto di proprietà privata, ereditabile o vendibile.

Riflettendo il carattere decentralizzato dell'etnia, i Liguri non disponevano di una struttura politica centralizzata. Ogni tribù decideva per sé, anche in contrasto con le altre tribù; a testimonianza di questo, sono le opposte alleanze che nel tempo le tribù liguri fecero nei confronti di Greci, Etruschi e Romani.

All'interno delle tribù prevale uno spirito egualitario e comunitario. Se anche è presente una classe gentilizia, questa è temperata da "comizi tribali" a cui partecipano tutte le classi; non sembrano esserci magistrature preorganizzate. Non esistevano nemmeno capi dinastici: il "re" ligure era mwavqeletto come condottiero di una tribù o di una federazione di tribù; solo in età tarda comincia a emergere una vera e propria classe aristocratica di tipo dinastico. In origine non esisteva la schiavitù: i prigionieri di guerra venivano massacrati o sacrificati.cite-ref-59[59]

I racconti della fondazione di Massaliacite-ref-60[60], ci forniscono alcune interessanti informazioni:

• avevano un forte senso dell'ospitalità;
• le donne si sceglievano il marito, dimostrando un'emancipazione sconosciuta ai popoli orientali.

A tal proposito, sempre Diodoro Siculocite-ref-61[61] nel mwawgI secolo a.C. scrive che le donne prendono parte ai lavori di fatica accanto agli uomini. Narrazioni di Tacito, presenti nelle mwawsHistoriae, ma anche di Strabone, raccontano di coraggiose donne dedite al lavoro.

Abbigliamento

Diodoro Siculo riporta l'uso di una tunica stretta in vita da una cintura in cuoio e chiusa da un fermaglio generalmente bronzeo. Altri capi utilizzati erano mantelli detti "saghi", e durante l'inverno pelli animali per ripararsi dal freddocite-ref-siculo3918-62-0[62]. Elemento caratteristico era la fibula, usata per chiudere le vesti e i mantelli, fatta di ambra (importata dal Baltico) e pasta vitrea, arricchita di elementi ornamentali in osso o pietra.

I guerrieri e l'esercito

Diodoro Siculo descrive i Liguri come nemici assai temibili: pur non essendo particolarmente imponenti dal punto di vista fisico, la forza, la volontà e la tenacia fa di loro dei guerrieri più pericolosi dei Galli. A riprova di questo, i guerrieri liguri erano molto ambiti in qualità di mercenari e più volte le potenze mediterranee andarono in Liguria a reclutare eserciti per le loro spedizioni (ad esempio, le truppe d'élite di Annibale erano costituite da un contingente di Liguri).

L'armamento variava in base al ceto e all'agiatezza del proprietario, in generale però la grande massa dei guerrieri liguri era sostanzialmente fanteria leggera, armata in maniera poveracite-ref-siculo3918-62-1[62]cite-ref-63[63]. L'arma principale era la mwayqlancia, con cuspidi che potevano superare un mwayucubito (circa 45 cm), seguiva la spada, mwayydi foggia gallica (spesso scadente perché fatta con mwaycmetalli dolci), molto raramente i guerrieri erano equipaggiati di mwaygarco e mwaykfrecce. La protezione era affidata a uno scudo oblungo di legnocite-ref-64[64], sempre di tipologia celtica (ma a differenza di quest'ultimo sprovvisto di umbone metallico)cite-ref-65[65] e un elmetto semplice, di tipo Montefortino; non si conosce l'uso di corazze, anche se è possibile che i guerrieri più ricchi possedessero armature in materiale organico analogamente ai Gallicite-ref-66[66] oppure mwazylinothorax sul modello greco.cite-ref-67[67]

La tattica si basava principalmente sulle imboscate e sul combattimento corpo a corpo.

In antichità, un'attività collaterale alla marineria era la pirateria, e i Liguri non facevano eccezione. Se ritenevano opportuno, assalivano e depredavano le navi in navigazione lungo la costa. La cosa non deve stupire: già in antichità il modo più veloce per ottenere beni è rubarli. Del resto le continue scorrerie delle tribù liguri nei territori dei popoli vicini è ben documentato, e costituisce una voce importante nella loro economia.

Tribù liguri

Malgrado le fonti giunte a noi siano poche, confuse e qualche volta contraddittorie, i ricercatori hanno cercato di mettere ordine alla struttura etnica di questo antico popolo. Per cui sono state individuate alcune delle tribù (o mwa0upagu) in cui i Liguri si raggruppavano:

Area "litoranea"

• mwa0kmwa0oSalluvi, mwa0sDeciati e mwa00Oxubii che vivevano a ovest delle Alpi;cite-ref-plinionathistiii-47-58-1[58]
• I mwa1qVediantii, che abitavano l'attuale zona di mwa1yNizza;
• I mwa1gmwa1kTigulli, insediati nella mwa1oRiviera di Levante fino a mwa1sFramura;
• I mwa10mwa14Genuati, insediati nella zona di mwa18Genova;
• I mwa2emwa2iSabazi, insediati nel mwa2mSavonese (mwa2qVada Sabatia e Savo Oppidum Alpinum), tra la zona del Rio Termine e il Finalese (mwa2yFinale Ligure);
• I mwa2gmwa2kDocilii, insediati tra la zona delle Albisole (mwa2oAlbissola Marina) (mwa2sAlba Docilia) e il Varazzino (mwa2wVarazze), fino al contrafforte appenninico del Colle del mwa20Giovo Ligure e mwa24Sassello.
• Gli mwa3aIngauni, insediati nel territorio di mwa3eAlbenga, da mwa3iDiano Marina fino alla Rocca e altipiano di Caprazoppa (abitato fin dal Paleolitico) e mwa3mVerezzi;
• Gli mwa3umwa3yIntemeli, insediati nella mwa3cRiviera di Ponente, nei pressi di mwa3gVentimiglia (mwa3kmwa3oAlbintimilium) fino a mwa3sCervo (Italia);
• I Sengauni, sulle alture del Golfo della Spezia, dalla Val di Vara sino al Carpione e al Fiume Magra (mwa30Tavola Peutingeriana). Spesso confusi con gli Apuani, ma in realtà di zone differenti, come ben indicato sulla Tavola Peutingeriana

Area "interna-appenninica"

• I mwa4emwa4iFriniati, insediati all'interno, nell'mwa4mAppennino, tra le attuali province di mwa4qParma (valli del mwa4uParma e dell'mwa4yEnza), mwa4cReggio Emilia, mwa4gModena (una vasta zona dell'Appennino modenese è denominata mwa4kmwa4oFrignano pare proprio dal nome della tribù ligure dei Friniati) e mwa4sPistoia;
• Gli mwa40mwa44Ilvati o "Eleati" (poi detti Veleiates) erano insediati nell'Appennino parmense (Valli Taro, Ceno e forse Baganza), piacentino (Valli Nure, Trebbia, Tidone) e in parte genovese (alta Trebbia, Val d'Aveto) e forse fin nelle alte Valli Staffora (PV) e Curone (AL) (centro principale in mwa48età romana: il Municipio di mwa5amwa5eVelleia);
• I mwa5mVeituri (suddivisi nelle sottotribù degli mwa5uUtrines, mwa5ySestrines, mwa5cMentovines e dei mwa5gLangenses), insediati nell'attuale Ponente genovese e in mwa5kVal Polcevera, dove nel mwa5o1506 fu rinvenuta la nota mwa5stavola bronzea di Polcevera, redatta a Roma nel mwa5w117 a.C.;
• Gli mwa54mwa58Apuani, in mwa6aLunigiana, mwa6eGarfagnana e mwa6iVersilia; Il loro territorio si situava tra la sponda nord del lago Massaciuccoli e i torrenti Pedogna e Fegana (affluenti del corso medio del mwa6mSerchio) a sud e la cresta dell'Appennino dalla Foce a Giovo al Monte Zatta e al Bracco a nord, a ovest indicativamente sino alla sponda sinistra della Magra.

Area "piemontese"

• Gli mwa6cmwa6gStatielli,cite-ref-plinionathistiii-47-58-2[58] insediati nell'odierna mwa60provincia di Alessandria nel territorio di mwa64Acqui, nelle mwa68valli delle due Bormide e degli affluenti mwa7aOrba e mwa7eBelbo;
• I mwa7mDectunini, insediati nel mwa7utortonese e nel mwa7ynovese;
• I mwa7gmwa7kBagienni (o mwa7oVegenni),cite-ref-plinionathistiii-47-58-3[58] insediati nell'area tra l'alta mwa78valle del Tanaro e lo mwa8aStura di Demonte, il centro principale in età romana era mwa8eAugusta Bagiennorum - ora mwa8iBene Vagienna; altro centro degno di nota mwa8mBeinette;
• Gli mwa8uEpanteri tribù montane che in origine erano stanziati nella zona del Roero, ma si sono addentrati fino alla mwa8cVal Bormida;
• I mwa8kCaburriaticite-ref-plinionathistiii-47-58-4[58] che in origine erano stanziati nella zona tra il Pellice e il Po;
• I mwa9amwa9eTaurini che occupavano la piana prospiciente le valli di Susa e Lanzo (secondo Tito Livio e Strabone occupavano anche le valli e controllavano i relativi passi);
• I mwa9mmwa9qLibui stanziati nel basso vercellese;
• mwa9yMaiellicite-ref-plinionathistiii-47-58-5[58] lungo le valli alpine a occidente di Torino;
• mwa90Veneni, mwa98mwa-aTurri, mwa-eSoti, mwa-mBimbelli e mwa-umwa-yCasmonati di incerta collocazione, ma comunque a oriente delle mwa-cAlpi Marittime e mwa-gCozie.cite-ref-plinionathistiii-47-58-6[58]

Area centro padana

• I mwa-amwa-eLevi e i mwa-imwa-mMarici, insediati nella zona attorno al mwa-qPo (province di mwa-uPavia e mwa-yAlessandria);

Area "provenzale"

* I Segobrigi (o Commoni), abitanti della Provenza e protagonisti della leggenda greca di Massalia;

Area "Linguadoca"

* Gli Elisici abitanti della zona tra i Pirenei e l'Aude sono nominati per la prima volta da Ecateo che dice che sono Liguri assoggettati agli Iberi. Parteciparono alle campagne di Annibale in Italia contro Roma. Narbona era il loro centro più importante.

Area corso-sarda

• I mwbaimwbamCorsi abitavano la Corsica e l'estremo nord-est della Sardegna.cite-ref-68[68] La leggenda, riportata da Sallustio e altri autori, narra che una donna ligure di nome Corsa pascolando i suoi armenti si spinse fino all'isola che prenderà poi in suo onore il nome di Corsica.cite-ref-69[69] mwbawPausania il Periegeta riferisce che una parte dei Corsi si trasferì poi dalla Corsica in Sardegna.cite-ref-70[70]

Religione

Come per il resto degli aspetti, ci sono pervenute poche testimonianze, per lo più di natura archeologica.

Tra le testimonianze più importanti, vanno segnalati i siti sacri montani (mwbb4Monte Bego, mwbb8Monte Beigua) e lo sviluppo del mwbcamegalitismo (mwbcestatue-stele della Lunigiana).

La spettacolare mwbcmValle delle Meraviglie del Monte Bego è il sito più rappresentativo dei numerosi siti sacri ricoperti di incisioni rupestri, e in particolare di mwbcqcoppelle, canalette e vasche rituali. Questi ultimi indicherebbero che parte fondamentale dei riti degli antichi Liguri, prevedessero uso dell'acqua (o latte, sangue?). Il sito del Monte Bego ha un'estensione e spettacolarità paragonabile ai siti della mwbcuVal Camonica. Altro luogo interessante, che presenta una roccia in cui sono scavate canalette, vaschette e coppelle, è il cosiddetto "Ciappo delle conche" e il limitrofo "Ciappo dei ceci" a mwbcyOrco Feglino. Un altro importante centro sacro è il mwbccMonte Beigua, ma la realtà è che moltissimi promontori della Liguria e dell'arco alpino presentano questi tipi di centri sacri.

L'altra testimonianza di rilievo è il proliferare di manifestazioni mwbckmegalitiche, la cui più spettacolare e originale è quella delle mwbcostatue stele nella Lunigiana. Queste particolari pietre oblunghe, conficcate nel terreno dei boschi, terminavano con teste umane stilizzate, e potevano essere dotate di braccia, attributi sessuali e oggetti significativi (es. pugnali). Del loro reale significato si è perso la memoria, oggi si ipotizza che rappresentassero:

• dei;
• antenati ed eroi divinizzati;
• la nascita dal grembo materno a simboleggiare la provenienza della loro razza scaturita direttamente dal grembo della terra e della natura.

Le mwbdateste, così tanto rappresentate, per i Liguri erano la sede dell'anima, il centro delle emozioni e il punto del corpo dove erano concentrati tutti i sensi, di conseguenza l'essenza del divino e da qui il suo culto.

In linea di massima, si ritiene che la religione ligure fosse piuttosto primitiva, rivolta a dei numi tutelari soprannaturali, rappresentanti le grandi forze della natura, e dai quali si poteva ottenere aiuto e protezione tramite la loro divinazione.

Il proliferare di centri sacri in prossimità delle vette, starebbero a indicare il culto di maestosi numi celesti, rappresentati dalle alte vette: in effetti mwbdmBeg- (da cui Baginus e Baginatie), mwbdqPenn- (trasformato poi con la romanizzazione in mwbduIuppiter Poeninus e nell'mwbdyAppenninus pater) e mwbdcAlb- (da cui Albiorix) sono indicati come numi tutelari delle vette liguri.

Sono citati anche numi come mwbdkBelenus e mwbdoBormo, legati al culto delle acque, e il culto delle mwbdsmwbdwMatronae (da cui il santuario di Mons Matrona, oggi mwbd0Monginevro).

Tra le moltissime incisioni, significativa è la presenza della figura del toro, anche solo stilizzato tramite il simbolo delle corna, questo starebbe a indicare il culto di una divinità taurina, maschile e fecondatrice, già nota alle culture anatoliche e semitiche.

Un altro nume di rilievo era mwbeaCicnu (il cigno), che rappresenta forse la divinizzazione di un mitico re antico (il mwbeeCicno dei Greci) oppure, come per molte culture nordiche, l'animale totemico associato al culto del sole.

Grazie al lungo contatto con le popolazioni celtiche, probabilmente i Liguri acquisirono credenze e miti provenienti da quel mondo. Sicuramente, a partire dal VII secolo a.C., i corredi funerari sono simili a quelli riscontrabili presso popolazioni di cultura celtica.

Estratto da mwbeyMarco Anneo Lucano sulla religione dei ligurimwbec :

«Et nunc tonse Liger, quondam per colla decora

Crinibus effusis toti praelate Comatae : Et quibus immitis placatur sanguine diro Teutates, horrensque feris altaribus Hesus ; Et Taranis scythicae non mitior ara Dianae. Vos quoque, qui fortes animas, belloque peremtas, Laudibus in longum vates demittitis aevum, Plurima securi fudistis carmina, bardi. Et vos barbaricos ritus, moremque sinistrum Sacrorum, druidae, positis repetistis ab armis.»

traduzionemwbeo : Eccovi liberi, Comate dai lunghi capelli erranti sulle spalle bianche; e tu, Liguri, la cui fronte è senza capelli, ma il cui valore è più celebrato. Tu che plachi con inondazioni di sangue umano Teuta lo spietato, l'orribile altare di Hesus, e Taranis più crudele della taurica Diana; voi che ravvivate anime forti perse in battaglia, cantori la cui lode dà l'eternità, bardi! non hai più paura di ripetere i tuoi inni; druidi! riprendi i tuoi riti barbari, i tuoi sanguinosi sacrifici che la guerra aveva abolito.

Economia

L'economia ligure era basata su un'agricoltura primitiva, sulla pastorizia, sulla caccia e sullo sfruttamento delle foreste. mwbe0Diodoro Siculo scrive dei Liguri:

«Essendo il loro paese montuoso e pieno di alberi, gli uni di essi tutto quanto il giorno impiegano in tagliar legname, a ciò adoperando forti e pesanti scuri; altri, che vogliono coltivare la terra, debbono occuparsi in rompere sassi, poiché tanto è arido il suolo che cogli strumenti non si può levare una zolla, che con essa non si levino sassi. Però, quantunque abbiano a lottare con tante sciagure, a forza di ostinato lavoro superano la natura [...] si danno spesso alla cacciagione, e trovando quantità di selvaggiume, con esso si risarciscono della mancanza di biade; e quindi viene, che scorrendo per le loro montagne coperte di neve, ed assuefacendosi a praticare poi più difficili luoghi delle boscaglie, indurano i loro corpi, e ne fortificano i muscoli mirabilmente. Alcuni di loro per la carestia de' viveri bevono acqua, e vivono di carni di animali domestici e selvatici.»

(Diodoro Siculo, in Luca Ponte, Le genovesi)

Grazie al contatto con i "cercatori di metallo" del bronzo, i Liguri si dedicarono anche all'estrazione dei mineralicite-ref-71[71] e alla metallurgia; anche se la maggior parte del metallo in circolazione è di provenienza mwbfqcentroeuropea.

Importante è l'attività commerciale. Già in epoca antichissima i Liguri erano noti nel Mediterraneo per il commercio della preziosissima mwbfyambra baltica. Con lo sviluppo delle popolazioni celtiche i Liguri si ritrovarono a controllare un cruciale accesso al mare, divenendo (a volte loro malgrado) custodi di un'importante via di comunicazione.

Pur non essendo rinomati navigatori, arrivarono ad avere una piccola flotta marittima, e la loro attitudine alla navigazione viene così descritta:

«Navigano eziandio per cagione di negozi pel mare di Sardegna e di Libia, spontaneamente esponendosi a pericoli estremi; si servono a ciò di scafi più piccoli delle barchette volgari; né sono pratici del comodo di altre navi; e ciò che fa meraviglia, si è che non temono di sostenere i rischi gravissimi delle tempeste.»

(Ibidem)

Lingua

Della lingua parlata si conoscono solo mwbfwantroponimi e mwbf0toponimi (tipici i mwbf4suffissi mwbf8-asca o mwbga-asco = desinenza per villaggio). Non conoscendo la scrittura, non hanno lasciato propri testi.

Tra le località con suffisso -ascu, -oscu o -uscu possiamo citare Manosque, Tarascon, Venasque, Artignosc, Branoux, Flayosc, Greasque, Lantosque, Gordolasque, Vilhosc, Chambost, Albiosc, Névache, Grillasca, Palasca, Popolasca, Salasca, Asco in Francia e Benasque, Velasco o Huesca in Spagna. Arlanc, Nonenque e l'antico nome di Gap (Vappincum) sono del tipo -incu. Il tipo -elu è rappresentato da Cemenelum (ora Cimiez)

Lo studio della toponomastica ha rivelato la presenza di elementi liguri nelle Alpi occidentali e nell'Appennino nord-occidentale, in Valle d'Aosta (Barmasc e Périasc nell'alta valle d'Ayas), in Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia, Toscana, Umbria, Lazio; ve ne sono anche Linguadoca e Rossiglione, in alcune parti della penisola iberica, in Sicilia (il paese degli mwbgmElimi, nella Valle del Rodano e in Corsica (Grillasca, Palasca, Popolasca, Salasca, Asco).

La tesi comune è che si tratti di un'antica lingua pre-indoeuropea, successivamente influenzata da lingue celtiche (mwbgugallico) e mwbgylatine, e quindi indoeuropizzata.

Altre tesi sostengono che l'antico ligure sarebbe stato una variante della mwbgglingua celtica, cugino del gallicocite-ref-72[72].

Cultura

Architettura

Il mwbhacastelliere costituisce uno dei siti più caratteristici del popolo ligure. Situato in cima a un promontorio (o una posizione rialzata), era costituito da un mastio centrale, terrapieni e con una o più cinte murarie concentriche; il tutto realizzato con la tecnica dei muri a secco, usando spesso pietre ciclopiche. Sebbene alcuni ospitassero villaggi, i castellari erano per lo più strutture militari usate per il controllo del territorio, l'acquartieramento dei soldati o rifugio in caso di invasione; ne furono costruiti molti, per lo più nelle zone di confine dai popoli che si stavano espandendo verso di loro, come Greci, Etruschi e Celti.

I villaggi liguri erano formati da poche capanne sparse, preferibilmente a "mezza costa" di pendii montagnosi o collinari. La posizione elevata aveva una duplice funzione: controllare meglio il territorio e soprattutto essere lontano dalle zone più pianeggianti ma insalubri. Infatti bisogna tenere in considerazione le condizioni bio-climatiche dell'area occupata dai Liguri nel II e I millennio a.C., dense di paludi costiere o selve acquitrinose. Solo millenni di abbattimenti, bonifiche e operazioni sul territorio sono riusciti a rendere le pianure vivibili per come oggi le conosciamo.

Note

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Voci correlate

• mwbi0Cupavone

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Collegamenti esterni

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